Un'improbabile ciurma composta da due uomini, due donne e tre mezzi–una Willys del 1953 e due moto Yamaha–lanciata attraverso Balcani, Anatolia, Persia, Afghanistan e Asia Centrale. A bordo della jeep il capitano Amedeo "Achab" Lovisoni, che l'ha ricostruita pezzo per pezzo, ed Emilio Rigatti, settant'anni e un tumore metastatico, passeggero e narratore. Inizia così un rocambolesco viaggio (sconsigliato dalla Farnesina) di 25.000 chilometri fino a Kabul e oltre, tra caldo da fusione, meraviglie architettoniche, una fucilazione sfiorata, talebani accoglienti e interventi chirurgici alla jeep–tenuta in vita anche grazie a un ami co che dall'Italia procura la guarnizione altrimenti introvabile. Una «gita fuori porta» dai tratti epici e surreali, impossibile da vivere restando a casa ad aspettare notizie migliori. Rigatti ora lo sa, e qui lo racconta con l'ironia e la lucidità di chi ha smesso di esitare. Non per coraggio, ma per mancanza di buone ragioni per non partire.