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Ritiratosi in un lungo ozio creativo, assorbito dai suoi amati studi di anglistica e dalla collaborazione col Touring Club Italiano (rinominato, sotto la spinta ultranazionalista del regime, "Consociazione Turistica Italiana"), Carlo Linati ha vissuto i suoi ultimi anni tenendosi ben lontano dalla società, ai suoi occhi ormai precipitata nella follia. È in questa fase della sua opera – coeva al disincanto espresso in "Decadenza del vizio e altri pretesti" – che si colloca dunque "Arrivi" (1944): una preziosa raccolta di racconti, impressioni e lucide considerazioni che Linati fa sfoggiando un umorismo irresistibile, che a tratti ricorda quella stessa letteratura inglese di cui egli fu un sensibilissimo traduttore e critico.